Porto Torres che parla di navi, risorse e non sa che fare

Un vecchio articolo su importante blog marittimo ha riportato una volta un titolo interessantissimo, “la città era il porto ed il porto era Dio”, quasi volesse riportare le coscienze “marittime” locali a riprendersi gli spazi portuali e la consapevolezza della loro importanza.
In tempi recenti, ma anche passati,le chiacchiere da bar del porto hanno regalato vere perle, chi a chiedersi perché dopo solo una stagione l’unico coraggioso vettore di navi da crociera avesse abbandonato i lidi Turritani, chi a manifestare la ovvia superiorità dello scalo nei confronti di Olbia, rea, e non meritevole,di avere sempre un numero di scali maggiore. L’attrattiva di uno scalo non è fatta di memorie antiche e pietre poste in epoca romana, ne dalla fortunata condizione di essere la principale porta della Sardegna verso il nord Italia, e la cosa che meno è chiara al popolo Turritano e che non si mangia solo grazie alla chimica, ma sopratutto grazie alla cultura, ed infelicemente a Porto Torres la cultura, specie quella navale e marittima latita da sempre.
Fino a pochissimi anni fa, il porto, non aveva nemmeno un autorità portuale e solo l’annessione a “Olbia e Golfo Aranci” ha reso maggiormente visibile lo scalo. Le politiche marittime non si fanno al bar ma con umiltà e fatica nel reperire le informazioni necessarie ed attuare le giuste politiche. Il tempo dei luoghi comuni dovrebbe essere terminato da un pezzo, ed invece, sento ancora di fondali maggiori che ad Olbia, banchine e piazzali più adeguati, infrastrutture più moderne. Che si sappia, sono enormi bugie, Porto Torres è inferiore ad Olbia, è uno scalo vecchio nel concetto, nelle persone e nelle scelte, mi permetto di dare qualche piccola linea guida per rendere consapevole uno scalo che vorrebbe proporsi come moderno ed appetibile:

  • essere solidale con la città che lo ospita.
    (Porto Torres sembra Kabul, tra tubi innocenti e grate, il Codice ISPS pare essere sempre a livello 3)
  • verificare le opere in corso e non terminate e destinarle a  ciò che realmente è utile anche cambiandone destinazione d’uso
    (la scalinata della stazione marittima, il mercato del pesce, la tensostruttura)
  • comprenderne chi è l’utenza e chi si vorrebbe fosse, adeguandone le infrastrutture
    (Porto Torres, non ha un porto turistico, non conosce i fondali che deve avere per essere appetibile, non può operare dopo le 22.00)
  • creare consorzi di operatori che offrano servizi perchè il porto da solo è solo un insieme di bitte.
    (escursioni, noleggi di auto e moto, operatori commerciali, manca tutto)

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